Il viaggio di Seth a Otranto
125 min., digitale, colore, stereo, Italia 2009
Presentato in Spagna all' Ourense International Film Festival 2010; in Italia nell'ambito della XXII Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto, 2011 (sezione speciale d'essai "Archeologia e Società"); evento speciale nell'ambito del XIII Festival del Cinema Europeo di Lecce, 2012.
«... Me stesso più non riconosco. / Non sono né Cristiano, né Ebreo, né Mussulmano. / Non sono d'Oriente né d'Occidente, / né del mare, né della terra; / non provengo né dalla natura, né dai cieli. / Non sono di terra, né d'acqua, né d'aria, né di fuoco; / non sono né dell'empireo, né della polvere, / né dell'esistenza, né dell'essere; / non sono né d'India, né di Cina, né di Bulgaria, né di Saqsin, / non sono né del Regno d'Iraq, né del Paese del Khurāsān. / Non sono né di questo mondo, né di quell'altro, / né del Paradiso, né dell'Inferno, / non sono né di Adamo, né di Eva, / né dell'Eden, né del Rhizwan. / Il mio posto è d'essere senza posto, / la mia traccia, d'essere senza traccia; / non ci sono più né il corpo, né l'anima... / poiché io appartengo al soffio del Beneamato...» Mevlānā Jalāl al-Dīn Rūmī
Il documentario descrive i contenuti sapienziali del mosaico pavimentale della Cattedrale di Otranto e li attualizza tramite un viaggio nei nostri giorni, attraverso l’orizzonte mediterraneo orientale al quale Otranto apparteneva quando il mosaico fu steso. Lungo un itinerario che tocca Albania, Grecia, Turchia, Siria, Israele e Palestina, il racconto chiarisce, nelle sue ragioni profonde, come sia tuttora vivo il senso universale di quella radicale abolizione delle esclusioni che caratterizzava lo spirito cristiano delle origini: l’ammissione dei non ebrei e, a Otranto, dei non cristiani (ebrei e mussulmani), con le proprie originali esperienze di fede nella Signoria di Dio che agisce nel presente. Una summa teologica cristiana del XII secolo meridionale, che risente fortemente delle influenze della mistica islamica e di quella ebraica, in uno, della cultura mediterranea del tempo.
Sceneggiatura e regia: Michele Fasano; Testi di Husayn Mansûr al-Hallaj,
